Commento di Carla Benedetti

CARLA BENEDETTI, Petrolio 25 anni dopo

 

Vorrei innanzitutto spiegare perché abbiamo pensato di dedicare un convegno internazionale di tre giornate[1] a un’unica opera di Pasolini. La ragione non è solo che Petrolio è uno dei testi più importanti e complessi della letteratura e della cultura italiana del 900, e che le grandi opere hanno sempre bisogno di tempo per chiarirsi. Di qui l’utilità di tornare a Petrolio 25 anni dopo la sua prima pubblicazione, per stimolare ulteriori studi e da diverse angolazioni: letterarie, filosofiche, storiche.

Oltre a queste ragioni, universalmente valide, nel nostro caso ce n’è anche un’altra, che è peculiare di Petrolio: il bisogno di restituire a quest’opera ciò che le è stato sottratto negli anni.

Le traversie e le avversità che Petrolio ha conosciuto da quando è stato iniziato fino a oggi hanno dell’incredibile. Che io sappia, non esiste un‘altra opera del 900 che sia passata attraverso peripezie analoghe – ma diciamo pure attraverso sfortune e violenze analoghe.  Proviamo a ripercorrerle tutte:

1) primo, l’opera è stata interrotta dall’omicidio del suo autore. Se Petrolio è incompleto, non è perché l’autore lo ha abbandonato, e nemmeno semplicemente perché è morto, come è successo a tante opere che consociamo: dal Requiem di Mozart all’Uomo senza qualità di Musil.  Ma perché all’autore è stato impedito di portarla a termine. Cosa di cui non conosciamo l’analogo negli ultimi secoli, per lo meno non in Europa.

2) seconda avversità: il ritardo nella pubblicazione. Anche se è stato impedito all’autore di portarla a termine, rimaneva comunque un’opera di più di 500 pagine, che aveva un senso, e che noi oggi infatti leggiamo e studiamo. Ma anche a quella è stato tolto qualcosa. E’ rimasta inedita per ben 17 anni.

Perché tanto ritardo? Per quanto complessa potesse essere l’edizione di Petrolio, 17 anni sono tanti. Gli abbozzi de L’uomo senza qualità (1930,1933) lasciati da Musil, incompiuti, e complicati quanto Petrolio, se non di più, furono pubblicati un anno dopo la morte dello scrittore.

Così Petrolio è stato sottratto ai lettori del tempo. Gli è stata tolta la possibilità di parlare e di agire nel tempo in cui è stato scritto e nel momento storico per il quale era stata concepito. Ci è giunto tardi, fuori del suo contesto storico. Opera postuma anche per i suoi lettori.

3) Terza violenza subita dall’opera. Non solo forzatamente interrotta, non solo tenuta nascosta per tanti anni, ma infine pubblicata incompleta, priva di alcune sue parti decisive. Mi riferisco essenzialmente a due lacune:

– la prima è “Lampi sull’Eni”, il famoso capitolo di cui resta nel libro solo un titolo e una pagina bianca e di cui, per il momento, si è persa traccia.

– l’altra lacuna, anch’essa assai strana, sono i tre discorsi di Eugenio Cefis che Pasolini teneva tra le carte di Petrolio. Questi, a differenza di “Lampi sull’Eni”, non si sono mai persi: sono tuttora conservati nell’Archivio Pasolini del Gabinetto Vieusseux di Firenze. Pasolini intendeva inserirli così come erano, senza modificarli, al centro del romanzo. Dovevano servire a dividere la prima dalla seconda parte, come scrive in una nota[2]. Li considerava infatti rivelatori di ciò che stava succedendo in Italia, e cioè il passaggio da un potere di stampo clerico-fascista a un nuovo potere, multinazionale, tollerante e criminale-mafioso: una sorta di “mutazione antropologica” della classe dirigente, oltre che del popolo.

Dato l’impianto compositivo di Petrolio e la sua impronta sperimentale, non è strano che Pasolini intendesse inserire nel corpo del testo alcuni materiali extra-letterari, presi direttamente dalla cronaca del tempo. Già nella prima pagina di Petrolio avverte il lettore che vi troverà molti “documenti storici” che hanno attinenza coi fatti del libro: specialmente per quel che riguarda la politica, e, ancor più, la storia dell’Eni”. Pasolini fonde nella sua scrittura alcuni di questi “documenti”, quasi riprendendoli alla lettera: così succede per un’intervista a Fanfani, per i famosi “mattinali” del Sid, resi pubblici da un’inchiesta dell’“Espresso”, e per il libro Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente scritto da qualche nemico di Cefis con lo pseudonimo di Giorgio Steimetz. Altri invece intende inserirli tali e quali, senza rifonderli, ed è questo appunto il caso dei discorsi di Cefis, che infatti tiene pronti nella cartella (in fotocopia, uno in ciclostilato), senza ricopiarli.

Eppure, nonostante l’importanza che quei discorsi rivestivano nell’economia del romanzo e nonostante l’indicazione precisa dell’autore, essi sono rimasti fuori da tutte le edizioni di Petrolio. Perché?

4) quarta peripezia subita dall’opera. L’uscita ritardata e mutila di Petrolio fu accompagnata in Italia da aspre polemiche. Anche queste, a riguardarle oggi, hanno dell’incredibile. Si arrivò persino a sostenere che sarebbe stato meglio non pubblicare Petrolio, lasciarlo nei cassetti come giustamente avevano fatto gli eredi per 17 anni, e come avrebbero dovuto continuare a fare. Si arrivò persino a evocare il rogo di quelle carte. Anche questo è un altro triste record di Petrolio.

5) c’è infine da ricordare un’ultima e più sottile violenza subita da Petrolio, questa volta da parte dei suoi interpreti, che, soprattutto nei primi tempi, ma anche più tardi, hanno voluto leggerlo come un testo autobiografico, o come una confessione, in cui l’autore parla di sé e della propria esperienza sessuale, e persino come un documento della propria patologia sessuale, o una cronaca della sua iniziazione alla violenza sessuale.

Non credo che esista un caso analogo di un’opera altrettanto importante e altrettanto martoriata negli anni: prima nella stesura, forzatamente interrotta, poi nella pubblicazione ritardata e per di più mutila, infine nella sua ricezione da parte di giornalisti, critici e scrittori.

L’idea di questo convegno è quindi di restituire a quel capolavoro controverso ciò che gli è stato sottratto. Ovviamente alcune cose non gliele potremo mai restituire. Non possiamo ridare a Petrolio la compiutezza, né possiamo sostituirci a Pasolini per dare noi un compimento a ciò che gli è stato impedito di portare a termine.

Non possiamo nemmeno tornare indietro nel tempo e far sì che ciò che rimaneva di Petrolio venisse pubblicato nei suoi tempi ‘naturali’.

Però altre cose possiamo tentare di risarcirle. Possiamo per esempio auspicare una nuova edizione di Petrolio, integrata delle parti mancanti, e soprattutto proporre nuove letture critiche adeguate alla sua complessità e profondità, sia artistica che di pensiero.

 

[1] La prima giornata si è svolta alla Sorbona di Parigi, il 4 ottobre 2017. Le successive alla Scuola Normale di Pisa il 9 e 10 dicembre 2017.

[2] “inserire i discorsi di Cefis: i quali servono a dividere in due parti il romanzo in modo perfetta- mente simmetrico e esplicito (un po’ come i due episodi dei venti ragazzi ecc.)”, P. P. Pasolini, Petrolio, a cura di G. Chiarcossi, M. Careri, A. Roncaglia, Einuadi 1992, p. 118.