Warning: parse_url() expects parameter 1 to be string, array given in /home/customer/www/italianthoughtnetwork.com/public_html/wp-includes/media.php on line 4867

Warning: strpos() expects parameter 1 to be string, array given in /home/customer/www/italianthoughtnetwork.com/public_html/wp-includes/media.php on line 4874

l'Italian Thought Network augura a tutti buone vacanze!

The Italian Thought Network whishes you happy holidays!

😎

Editoriale / Editorial

Le stagioni di Tronti

Un omaggio di Mauro Calise a Mario Tronti
in occasione dei suoi novant’anni
da “Il Mattino”

 

 

Pochi autori nella sinistra europea hanno avuto l’influenza di Mario Tronti, la sua costante e pressante presenza. La formula: un pensiero proteiforme, capace di anticipare e incidere su stagioni molto diverse. Restando sempre fedele a se stesso, al proprio bisogno di rottura. Un eretico che ha affascinato perfino le nomenklature, indicando la marcia in più – la linea d’ombra – che avrebbe potuto innescare la scintilla rivoluzionaria. L’utopia leninista insinuata con la tattica togliattiana.

Nel guanto di velluto pragmatico, ben visibile e tagliente il filo rosso dell’operaismo. La lama marxiana dei Grundrisse che Tronti – poco più che trentenne – scaglia sulla scena sociale. Il suo libro cult, Operai e Capitale, diventerà, nelle piazze e nelle fabbriche, il lievito teorico della rivolta sessantottina. E il simbolo – nelle parole di Rossana Rossanda – dell’innamoramento infantile di tutta la società italiana col mondo degli operai e della fabbrica. Come per ogni geniale precursore, il destino di Tronti è nell’avere grande seguito, ma pochi seguaci. Fu il primo a segnalare che il distacco del Pci dalle fabbriche ne avrebbe eroso le basi più autentiche. Tutti convennero, nessuno pose rimedio.

Analoga sorte toccherà alla sua repentina giravolta, quella brusca cesura con l’ortodossia marxista sancita con le tesi graffianti sull’Autonomia del politico. Negli anni in cui il tessuto sociale veniva lacerato e insanguinato dal brigatismo rosso, e i comunisti – in Italia, Francia, Germania – inseguivano tardivamente le proprie radici ormai rescisse, Tronti richiamò al realismo della logica istituzionale. Tempi e attori, tattiche e alleanze che imponevano un cambio di rotta, di organizzazione e ideologia. Lo scritto fece enorme scalpore, e sollevò il consueto fuoco di sbarramento dei custodi dei sacri testi. Alcuni ne troveranno un’eco nella coraggiosa avventura di Berlinguer nelle paludi del compromesso storico. Ma bisognerà attendere quasi vent’anni prima che Occhetto riuscisse a tagliare il nodo gordiano che ancorava il movimento operaio al suo passato. E quel ritardo risultò fatale. Ancora oggi, il sistema politico italiano risulta orfano dell’alternanza bipolare che – pur se con crescenti difficoltà – ha scandito il funzionamento delle democrazie occidentali.

Tronti prese atto di quella sconfitta. La sconfitta del suo pensiero come arma dello scontro politico. Dagli anni Ottanta i suoi scritti prendono una forma diversa. Frammentaria, solitaria, quasi clandestina. E, nondimeno, di persistente popolarità. Tradotti in moltissime lingue, raccolti in volumi collettanei dagli editori più prestigiosi, circolano malgré soi, malgrado la cortina di silenzio con cui Tronti avvolge la sua mente. Nascondendola dietro frequenti apparizioni istituzionali. Fino al seggio di senatore che lo vedrà protagonista di tante cerimonie ufficiali. Quasi avesse scelto di scindere la sua incessante ricerca teorica dalle cose di questo mondo.

Siamo all’ultimo tornante – il più intimo, meno visibile e più incomunicabile – del suo tormentatissimo cammino. È la stagione del Tronti mistico, che ha accompagnato il millennio al suo epilogo. E ne sta affiancando i passi incerti in questo futuro senza storia. Gli scritti dedicati agli invisibili, l’universo degli umili che vivono al di fuori della scena mediatica, senza tempo e oltre il tempo. Dopo il Tronti che aveva infiammato generazioni di rivoluzionari, un Tronti amico, compassionevole. Che trasforma la sfida titanica in metafisica quotidiana. In bilico tra Occidente e Oriente. Invece che col vagone blindato, un viaggio fatto con la mente, un mix di yoga e Tai chi. Approfittando dei molti monasteri sparsi per i nostri Appennini, e della possibilità che offrono di spegnere i cellulari e riaccendere la fiammella della nostra spiritualità.

È lì che oggi celebra i novant’anni. Lo specchio più autentico dei nostri. Ognuno può cercarvi un riflesso. Un vetro rotto, o uno spiraglio di luce. Sono certo che Mario inviterebbe a scrutare comunque l’orizzonte.

Subscribe to our Newsletter

Il momento populista: politica popolare e politica plebea – 12-13 giugno 2017