Pisa Permanent seminar – Elia Zaru, Dialettica e soggettività Antonio Negri lettore della Scuola di Francoforte

Ore 18.00, aula Bianchi Scienze presso il Palazzo della Carovana

In ragione della sua importanza, numerosi sono i teorici che si sono confrontati con il pensiero dei francofortesi. Tra le diverse interpretazioni, quella di Antonio Negri risulta interessante per almeno tre motivi. In primo luogo, dimostra che un confronto con la Scuola di Francoforte è imprescindibile per chi, come Negri, è interessato a una filosofia politica in grado di esprimere un nesso tra teoria e prassi. In secondo luogo, l’analisi della lettura negriana dei francofortesi fa emergere la necessità di comprendere i differenti «ambienti storici» in cui si pensano i concetti: con tutta evidenza, ragionare negli anni Trenta e Quaranta del Novecento è diverso che farlo nel pieno degli anni Sessanta e Settanta. In terzo luogo, riflettere sul modo in cui un certo tipo di marxismo si è rapportato criticamente ad autori come Adorno, Horkheimer e Marcuse da una parte, permette una comprensione maggiore di alcuni snodi del pensiero di questi autori; dall’altra, rende possibile sollevare questioni circa la «critica della teoria critica» che Negri sviluppa – seguendo Krahl – a partire dalla prospettiva della «soggettività» e del nesso tra teoria e prassi. La Scuola di Francoforte, secondo Negri, realizza un’analisi della «totalità oggettiva del dominio» che finisce per non considerare il «soggetto». Senza soggetto, però, non c’è prassi. E senza prassi nessuna politica è possibile. Come si osserva in conclusione di questo intervento, tuttavia, la differenza tra attivismo e azione – già rilevata da Marcuse – suggerisce una lettura più articolata non solo della teoria critica francofortese, bensì, in generale, anche del rapporto tra teoria e prassi, tra filosofia e politica.